poesiarte – accostamenti 4

Sono solo poche righe, ma da subito hanno messo in subbuglio il mio animo assopito, disperso in qualche non ben definito angolo del corpo:

Amore.

Ora mi siedo e scrivo

un discorso semplice

in cui ti comunico

come è iniziato tutto ciò

e come non riesco ancora

a cacciare dalla testa il fragore del mare.

Si tratta della poetessa libanese Inaya Jaber (1958).

dalla raccolta “Non ho peccato abbastanza. antologia di poetezze arabe”, a cura di Valentina Colombo – mondadori, 2007

l’immagine che è riuscita a creare in pochi istanti e parole, mi ha fatto venire in mente il pittore austriaco Egon Schiele (1890-1918), uno dei miei preferiti.

in particolare, pensavo a “nudo femminile seduto con drappo giallo

schiele_nudofemminiledrappogiallo

oppure a “ragazza accovacciata con la testa china“.

egon-schiel-kauerndes-madchen-mit-gesenktem-kop-1918

e a voi, cosa o chi viene in mente?

mandatemi le opere d’arte e le poesie che amate.

soluzione arabizz #12

chicago

non si sa bene perché, ma lo scrittore egiziano ‘Ala al-Aswani viene preso in causa nel film “L’intrepido, di Gianni Amelio:

il protagonista, Antonio Albanese, sceglie tra i libri che ha davanti proprio Chicago (Feltrinelli, 2008), quando scherza con una donzella, giocando sulla difficoltà di pronunciare l’insolito nome arabo: alalllsani, alswani, ala alla alsani..

va beh, nel film rende meglio.. è una citazione carina. rimane più che altro la curiosità di sapere perché Amelio sia ricorso proprio ad Ala al-Aswani e soprattutto ad un romanzo meno conosciuto, rispetto ad esempio a Palazzo Yacoubian.

comunque,

il primo premio va a Antonella.

e il secondo ex-equo a Chiara e Rabii che hanno comunque indovinato l’autore.

grazie per aver partecipato e aspetto il vostro contributo su Harakat.arabya:

aiutatemi a fare di questo blog un territorio di scambio!

un arabizz, un articolo, una foto su un argomento insolito del mondo arabo.

e prossimamente…anche la possibilità di essere ospiti alla trasmissione “Arabo insolito” su Radio Banda Larga – ora ancora in fieri.

POESIARTE – accostamenti 1

e così prende vita stasera la nuova rubrica POESIARTE – accostamenti
che vuole mostrare – per similitudine o contrasto – delle affinità tra poesia e arte

l’intento è quello di accostare una poesia araba e un’opera d’arte europea – o viceversa – semplicemente appellandosi alle più spontanee sensazioni che esse evocano.

l’idea mi è giunta dalla lettura di questi giorni: “Superman è arabo”, della scrittrice libanese Joumana Haddad.

all’interno del libro, all’inizio di ogni capitolo si trova una poesia dell’autrice.

Ecco quella che mi ha ispirato:

Ricetta per l’insaziabile

prima di tutto scorticherò
quel punto tenero
sul lato sinistro del tuo collo
dove le mie lacrime
e il tuo sudore
corrono a nascondersi.

poi prenderò le tue labbra,
quello steccato zuccheroso tra la mia fame e te,
e le leccherò lentamente
con le mie.

poi succhierò la tua lingua,
quell’appetitoso
arco da arciere
che spara fuori il mio nome
come un dardo frizzante.

poi masticherò i tuoi occhi,
quelle due finestre intense
spalancate sui miei
gemiti ormai maturi.

poi staccherò via con un morso le tue dita,
quei bastoncini speziati
che vagano sulla mia carne.

poi berrò
tre gocce
del tuo latte avvelenato
per far calare la mia sete
sotto la tua.

e per finire
ti aprirò il petto
ti taglierò le vene
strapperò via un ottavo te
dalle tue sette costole
e comincerò a mangiarti
finché di te non sarà rimasto niente
finché di te non sarà rimasto altro
che
il
delizioso
folle
oh, così perfetto
gusto
del mio appetito.

Ed ecco l’opera che mi è venuta in mente:

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Oscar Kokoschka, Manifesto per la prima del dramma “Assassinio, speranza delle donne” , 1908

l’accostamento è nato spontaneo, ma leggete il libro di Haddad…

PS: è possibile partecipare alla rubrica poesiarte , inviando i vostri accostamenti a:

elibanore@gmail.com

salon du livre casablanca #1: lo spaesamento

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il mio spaesamento – in forma di حركة haraka.

Il senso di spaesamento provato immergendomi nel Salon International de l’Edition et du Livre di Casablanca non è stato soltanto causato dal fatto di trovarmi circondata da libri e di un’altra cultura rispetto alla mia.

Non soltanto, almeno.

Lo spaesamento mi ha travolta perché credo di aver sperimentato quello che altrove ho chiamato il miracolo linguistico: “la lingua come collante umano che, per sua natura indispensabile ci si offre, nella sua pur presente rigidità, malleabile”*

*(contributo in Torino è Casablanca. Viaggio nella cultura marocchina a Torino, Maspoli, ed. ananke).

Di ciò, avevo parlato riferendomi al dialetto marocchino dei marocchini che vivono a Torino, la mia città, mostrando come esso stia cambiando perché sempre più presenta parole italiane inserite dai parlanti madrelingua senza essere tradotte.

Il Salon International de l’Edition et du Livre di Casablanca ha rappresentato per me l’esperienza forte e disorientante di toccare con mano questa malleabilità della lingua: la presenza nello stesso salone di libri scritti in arabo, in dialetto marocchino, in francese e in tamazight, traduceva  in un solo momento e in maniera sincronica quello che io mi ero appunto immaginata quando pensavo al miracolo linguistico.

Riferito in questo caso ai marocchini, mi riporta all’idea di una ricchezza che essi ricevono da subito, forse senza rendersene conto, e che apre loro un mondo tutto nuovo, ponendosi secondo me non più –  come sostiene Fouad Laroui –  come dramma linguistico che mette in crisi, ma piuttosto come  tesoro linguistico che offre una comprensione del mondo aperta a innumerevoli prospettive.

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Dalla familiarità del dialetto marocchino, parlato in casa, in una dimensione intima e spontanea, quale il focolare, in cui ogni cosa è al proprio posto e infonde sicurezza, all’estraneità dell’arabo classico, imparato a scuola, dove si incontra – o ci si scontra – con un insieme di regole da rispettare; e poco dopo ancora, lo straniamento del francese, lingua che arriva da lontano, in qualche modo innaturale. Una lingua di un mondo altro, che non appartiene al proprio, se non in maniera trasversale – e a tratti anche criminale.

Ecco il viaggio di un marocchino che vive e cresce in Marocco.

Ecco il suo essere catapultato in una volta sola in un mondo linguisticamente multiforme.

Una lingua da destra a sinistra e un’altra da sinistra a destra.

Ognuna con un proprio alfabeto, una propria grammatica, ma soprattutto una propria forma vitale.

E non è poco. Non è poco, per esempio, dover scegliere come e quando utilizzarne una piuttosto che le altre. E più che un dovere mi viene in mente in realtà un piacere, meglio ancora una فرصة (fursa), una chance, un’opportunità in più rispetto a chi di lingua ne utilizza per lo più una soltanto.

Questo tipo di spaesamento mi ha colto dunque immergendomi nel salone: questo continuo oscillare tra mondi linguistici così diversi tra loro ma al contempo così affini, direi anche complementari.

E giocavano tale ruolo disorientante non soltanto i libri nelle diverse varietà di lingua, ma anche ciò che incarnava la linfa vitale del salone stesso: le persone. I librai che si rivolgevano agli astanti non solo in marocchino, ma se necessario anche in francese, piuttosto che in un dialetto levantino o anche in inglese. Gli ospiti che, quando marocchini, tenevano le loro conferenze in francese, chissà poi se per renderle accessibili ai più, o se per mostrare in qualche modo un certo grado di cultura, o se perché i libri che presentavano sono scritti in francese.

E poi perché sono in francese? E non in arabo, per esempio. Come scegliere la lingua in cui scrivere? Lo scrittore marocchino Abdelfattah Kilito risponde alla domanda – anzi potremmo dire non risponde – sostenendo di cambiare lingua durante il processo di scrittura: comincia con una finisce con l’altra.

Ma poi – e questo non si deduce –  in virtù di chi o che cosa?

SAM_0504 abdelfattah kilito

E perché Kilito non ama che gli si parli nella sua lingua? Motivo per  cui io mi sono rivolta a lui in francese, pur se avrei preferito maggiormente utilizzare il marocchino.

E come può scrivere in francese, se non è questa la sua cosiddetta lingua materna? Ma chi ha detto che egli voglia scrivere davvero in un perfetto francese. Cosa che magari lo porterebbe ad un reale sdoppiamento di sé, se non ad uno straniamento da sé?

Tutto questo mi porta ad interrogarmi ininterrottamente sulla funzione ospitante della lingua, che ci accoglie sempre e comunque in maniera avvolgente, lasciandoci liberi di scegliere.

E poi ancora, al salone, i bambini: gli stand a loro dedicati pullulavano allo stesso modo di libri in arabo classico e in francese: come si può non considerare questa una ricchezza?

Un approccio alla realtà tramite un immediato tuffo nella molteplicità linguistica! E con che nonchalance si destreggiano i piccoli lettori nell’alternare dialogando una lingua con l’altra!

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Ecco perché parlo di tesoro. Perché parlo di miracolo linguistico. Il Salon International de l’Edition et du Livre di Casablanca mi ha catapultato in maniera ancora più profonda nella realtà multiforme marocchina, ricordandomi nuovamente l’importanza e il fascino di conoscere più lingue, di cambiarle all’occorrenza le une con le altre. E questo è tanto più affascinante quando si pensi che in Marocco avviene in modo direi quasi totalmente spontaneo e naturale.

Io stessa, masticando un po’ di dialetto marocchino mi ritrovo ormai a ricorrere a termini in arabo classico o in francese, ove non conosca i corrispondenti termini in dialetto, cambiando di lingua  senza quasi rendermene conto, partecipando ad uno strano processo linguistico che crea sì un certo spaesamento, ma permette poi infine – non so come – un più completo ritrovamento di sé.

salon du livre de casablanca: intanto un assaggio

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19esimo SIEL 2013:

Salon International de l’Edition et du Livre

quest’anno, ospite d’onore la Libia:

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libri in arabo

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in francese

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e anche in tamazight

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un programma culturale ricco di:

incontri con gli autori

conferenze e dibattiti

e inoltre

una casa della poesia

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ghadin nzidu chi haja jdida w zwina

a breve curiosi approfondimenti

stay tuned

viaggio nelle medine siciliane di origine araba

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David Brown, sentitosi chiamato in causa,

ha scritto per noi un breve passo ripercorrente la storia di alcune città siciliane,

che vantano nomi derivanti dall’arabo.

buona lettura:

In Sicilia, paese con una storia fortemente caratterizzata dalla presenza prima araba e poi arabo-normanna, non mancano dei nomi d’origine araba:

Canicattì: non deriva il suo nome da Canis e Cattus (latino e tardo latino): non è il sito di un canile municipale…

Deriva invece dall’arabo Khundaq at-tin, fossato di fango o di argilla.

Il ”catti” non viene dall’arabo qitt, che deriva dal berbero kadis, ma è curioso il fatto che si trovi in una terminologia simile in quasi ogni lingua europea. Infatti:

gatto italiano, Katz tedesco, chat francese, cat inglese ed irlandese (con diversa pronuncia).

Stranamente, invece, il termine utilizzato per cane è sempre diverso:

cane italiano, Hundt tedesco, chien francese, dog inglese, madra irlandese, perro spagnolo e infine l’arabo kalb.

Trabia: deriva il proprio nome da al Tarbiah, il quadrato, perché diversamente dalle altre medine arabe aveva la forma quadrata, con le strade ortogonali alla Romana, come Torino.

Marsala viene da Marsa Ali, il porto di Ali, o da Matrsa aliyy, il porto grande,

o ancora da Marsa Allah, il porto di dio.

Alcantara: deriva da al-qantara, il ponte, che è anche il nome della rinomata rivista dell’Institute du Monde Arabe di Parigi, perché intende gettare un ponte fra l’Europa e il Mondo Arabo.

 

Qal’ah, che indica in arabo la fortezza, conferisce il nome a diverse città:

Catalfaro, qalat al-far, la fortezza del ratto,

Caltagironeqalat al-Gharun, la fortezza delle giare (esiste anche la città Giarre)

Caltanisetta, qalat an-nisa’, la fortezza della donna – che forse la proteggeva dal ratto..?

Un altro esempio interessante è quello di Catania, che aveva come nome Balad (o Madinat) al-fil (città dell’elefante): infatti, ancora oggi, essa ha l’elefante come simbolo della città.

Etna è conosciuta altrimenti come Mongibello, da monte e Jabal, parola araba che indica la montagna, con raddoppiamento del nome (In Giarre avevamo solo raddoppiamento della lettera ‘r’ )

Infine, ricordiamo Alcamo  da “Al Quamuq”, il nome del fondatore, o da “Al-Qama”, una terra fangosa o fertile.

 

La prossima volta, continua il nostro viaggio in Sicilia, tramite un rinomato personaggio, siciliano grande amante del proprio paese: lo scrittore Leonardo Sciascia.

Stay tuned.

David Brown.

 

soluzione arabizz #4

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1-B   Avicenna – Abu Ali Ibn Abdallah Ibn Sina

Grazie alle traduzioni delle opere di Avicenna, l’occidente cristiano è giunto a conoscenza di tutta l’opera di Aristotele.

Il compito della filosofia consiste nel dimostrare e chiarire razionalmente la verità rivelata. Necessità dell’essere: tutto l’essere in quanto tale è necessario.

Il mondo segue necessariamente dall’essenza divina ed è quindi eterno.  In questo senso, nemmeno la volontà umana si salva, perché dipende da quella divina.

Pensa , come Platone, che l’anima sia immortale: quando l’anima si sarà separata dal corpo, la continuità che unisce l’anima con l’Essere che la perfeziona e da cui essa dipende non sarà soppressa”.

 

2-C  Averroè – Abu Ali Ibn Abdallah Ibn Sina

Secondo lui, Aristotele incarna la verità somma, il termine ultimo del pensiero umano. La verità è una sola: il filosofo la cerca mediante la dimostrazione necessaria, il credente la riceve dalla tradizione religiosa (la legge del Corano)in una forma semplice e narrativa, adatta alla natura della maggior parte degli uomini.

Pensa come Aristotele che l’anima non sia immortale: la felicità dell’uomo consiste nella ricerca speculativa e nella contemplazione delle realtà supreme, è quindi raggiungibile in questa vita, perché non c’è una continuazione della vita umana oltre la morte.

 

3-A  Abubacer – Abu Bacer ibn Tofail

Ha scritto quello che viene chiamato il suo romanzo filosofico: la storia di un bambino abbandonato nelle acque e adottato da una gazzella che lo nutre con il suo latte. I diversi periodi delle sue età si riferiscono ai diversi gradi di conoscenza: da quella sensibile, a quella intelligibile, fino al riconoscimento di un Essere attivo che perpetua l’esistenza del mondo e lo mette in movimento.

Il ritorno a questo essere diventa lo scopo della vita: bisogna staccarsi dai sensi per concentrarsi sul pensiero e identificarsi con esso. Il grado più alto della contemplazione è l’estasi: cioè la visione di Dio che si emana nelle diverse sfere celesti.

 

4-F   Maimonide – Ibn Maymun

Una delle figure più significative della storia del pensiero ebraico.

Si occupa di teologia, filosofia e scienze naturali.

Disprezza il cristianesimo in quanto religione falsa e idolatrica da combattere: la dottrina della trinità la rende non monoteistica. Anche le chiese sono per lui luoghi di idolatria, con le loro statue di legno e pietra, adorate dai fedeli.

La sua Guida dei perplessi, è dedicata a coloro che non sanno scegliere tra fede e ragione. Cerca di conciliare la filosofia con il Corano e le Sacre scritture: scienza, filosofia e religione possono convivere.

“Non ci sono motivi per non ipotizzare un Creatore all’ origine di tutte le cose, e un creato venuto fuori a partire da un certo istante. Che l’ universo sia eterno non vuol dire che non possa aver avuto un inizio”.

 

5-D  Abulcasis – Abu  l-Qasi al-Zahrawi

Chirurgo. Inventore di tecniche e strumenti chirurgici e autore di una Enciclopedia Medica. Universalmente riconosciuto come padre della chirurgia moderna.

Più delle mille informazioni relative alla sua immensa opera, sono esaurienti le parole che mostrano il suo approccio verso il mondo della medicina:

« Comportatevi con riservatezza, e precauzione; abbiate nei riguardi dei pazienti, dolcezza e perseveranza; seguite la via buona, che porta al bene, ed a conseguenze fortunate. Astenetevi dall’iniziare trattamenti pericolosi e difficili. Evitate ciò che potrebbe compromettervi nel vostro onore, e nei vostri beni; è la migliore decisione per la vostra reputazione, e la più conforme ai vostri interessi, in questo mondo e nell’altro »

 

6-E    Algazel – al-Ghazali

Filosofo.

Si dedica alla vita religiosa dei sufi (mistici) e intende stabilire la superiorità dell’islamismo su tutte le altre religioni e sulla stessa filosofia.

Ricollegandosi alla dottrina dei mutakallimun, vuole riaffermare la libertà dell’azione divina, contro Aristotele. Combatte contro il concetto di necessità in Dio.

Il mondo è stato creato da una volontà eterna che ne aveva decretata l’esistenza con limiti finiti nel tempo.

La sola vera causa è dio, la cui azione è però libera: il miracolo è salvo.